Il  GIORNALE  del  "Galilei"

Docente responsabile Prof. Francesco Migliorini                                            APRI IL "GIORNALE DEL GALILEI" EDIZIONE 08/09

GLI STATI UNITI VISTI DA UNA STUDENTESSA DEL “GALILEI”.

Ho deciso di scrivere queste poche righe per rendervi partecipi delle mie straordinarie vacanze natalizie trascorse a New York, uno dei principali centri economici, finanziari e commerciali non solo degli USA ma dell’intero pianeta.  New York è, infatti, la megalopoli  emblema indiscusso di maestosità architettonica, coesistenza di differenze  sociali, economiche e culturali dove  persone,  appartenenti alle più svariate etnie, convivono insieme senza nemmeno rendersi conto di essere così “diversi” tra di loro. Ciò dovrebbe fare riflettere non poco noi italiani i quali stiamo vivendo il fenomeno dell’immigrazione dopo essere stati un paese di grande emigrazione.

Durante il soggiorno in questo paese, per me nuovo, la principale sensazione che si riesce a cogliere è l’esigenza inconscia che ha il popolo americano di esagerare, tale esagerazione la si può cogliere  nella maestosità degli edifici le cui dimensioni architettoniche rispondono comunque alla esigenza di risparmiare e recuperare spazio, negli addobbi, negli arredi o osservando le loro enormi automobili.

 

 

 

 New York è, senza dubbio, sinonimo di maestosità, grandezza, modernità, varietà culturale e, soprattutto, freneticità;  ai semafori, ad esempio, non  appena spuntava il verde se non si attraversava la strada a passo veloce si rischiava perfino di essere travolti dai pedoni stessi!!

Particolare interesse ed emozione ha suscitato in me la visita di "Wall Street" il luogo da cui dipendono gli andamenti economici e finanziari del mondo intero!!

 

Marta Naccarato V B comm/le

 

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Gli stili di vita degli adolescenti

 

Siamo ormai nel 2010 e ci troviamo in un mondo popolato da tanti adolescenti con stili di vita diversi. Tra cui: Gli emo, i truzzi, i rockettari/ metallari, gli hippy, i punk, gli alternativi, i gotici e gli hip hop.
iniziamo a spiegare lo stile Emo. La parola "Emo" vuol dire "emozionalità" e si è diffusa molto in questi ultimi anni. negli anni '80 l'emo era solo un genere di musica come i punk e con gli anni è diventato un vero stile di vita. Gli emo sono persone depresse, sensibili e appunto emotivi che piangono facilmente. Vengono disprezzati per il loro stile e si vestono sempre di nero con fucsia, viola, verde ecc. Si mettono tanta matita negli occhi e guardano sempre in basso, con il ciuffo che gli copre un occhio. Credono di vivere in un sogno e in un mondo tutto loro. Amano la solitudine e i luoghi bui. Molto spesso si tagliano i polsi insieme ad altri Emo. Si sentono incompresi e non hanno più speranza che il mondo possa migliorare.

I truzzi, invece, sono persone che ascoltano la musica house e che indossano vestiti firmati, con collane di perle, cerchietti e trucco molto colorato (le femmine). Usano sempre espressioni come “Amò ti lovvo, Cicì t’amu tantu tantu!”. Insomma usano un linguaggio abbastanza originale.

Passiamo ai Rockettari/metallari. I rockettari/metallari sono ragazzi che ascoltano sempre rock, molto forte, di solito non cantato ma il canto è un grido. Ciò è uno sfogo interiore attraverso la musica a differenza degli emo che si sfogano piangendo. Si vestono di nero con borchie e teschi ecc.

Gli Hippy si ispirano al famoso Bob Marley. Indossano vestiti poco costosi e di taglia più grande della loro. Portano capelli molto lunghi ingarbugliati o con i dreadlocks (rasta). Vivono in gruppo e cantano canzoni folkloristici o di pace. Manifestano il loro amore per tutti.

I Punk sono persone molto particolari. Innanzitutto sono teppisti e portano la cresta. Fanno sempre graffiti e viaggiano su skateboard.  I loro capelli non hanno mai un colore naturale ma colori come fucsia, verde blu ecc. I punk sono pieni di piercing soprattutto in faccia come nel resto del corpo. Stanno sempre in gruppo.

Passiamo ai Gotici.  Lo stile gotico è una sottocultura presente in molti paesi. La sottocultura gotica ha associato un gusto gotico nella musica e nella moda. La musica gotica ingloba molti stili diversi, ma la tendenza comune è quella di una prospettiva dark, scura e cupa. Prevale comunque il colore nero nel trucco e nei capelli.

L’alternativo è contro la moda e cerca di distinguersi dagli altri ma spesso tende a creare degli alternativi tutti uguali che non alternano affetto. La musica che ascoltano riguarda l’ambito del rock e del metal. L’alternativo può essere facilmente scambiato per un emo dato che l’unica variazione è l’assenza del ciuffo. Indossano i kefiah, collane con palline colorate, cinture borchiate e tanti braccialetti.

Gli “Hip hop” sono ragazzi che portano jeans larghi e grandi, cappelli indietro o a lato della testa, catene e ciondoli come collane e ballano musica Hip hop. Un ballo difficile, complesso ma bello. Le ragazze portano capelli con le treccie e i maschi li portano corti e naturali anche se alcuni hanno le treccie piccole.

Concludo dicendo che oltre a tutti questi stili non esiste lo stile “normale” come dicono tanti. Perché ognuno ha uno stile diverso anche se non collocato in uno di questi generi, ma è sempre uno stile. Lo stile che differenzia una persona da un’altra.



Kelly  Moncado - 2^ B IGEA

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L’ITCG “G. GALILEI” di Canicattì a

"Contromafie 2009"

ROMA 23, 24 E 25 OTTOBRE 2009
II^ EDIZIONE DEGLI STATI GENERALI DELL'ANTIMAFIA

A cura di Pasquale Petix

LIBERA da sempre lavora per rafforzare il versante della prevenzione nell'opera di contrasto alle mafie, nella consapevolezza che il solo versante repressivo sia necessario ma non sufficiente. La prima vera risposta al controllo mafioso del territorio è la pratica di cittadinanza e partecipazione che singoli, associazioni e formazioni sociali di ogni genere sono chiamati a costruire e vivere. A tale riguardo nei documenti di Libera spesso si richiama uno dei suoi obiettivi principali: "costruire una comunità alternativa alle mafie", dove vengano riconosciuti a ogni essere umano diritti e non favori, a differenza di quanto avviene nel sistema mafioso, così come è definito nella Carta Costituzionale. La battaglia contro le mafie è quindi necessariamente una battaglia per i diritti sanciti dalla Costituzione.

CONTROMAFIE è un percorso di impegno culturale e sociale, uno strumento di lavoro che LIBERA propone periodicamente per offrire progettualità e contenuti all'associazionismo che si occupa di lotta alle mafie e che si batte per legalità e giustizia sociale; ulteriore obiettivo è la verifica degli esiti del confronto avviato con le istituzioni, con la politica e altri soggetti, a partire da quanto contenuto nel Manifesto finale di ogni edizione. Il messaggio degli Stati generali è duplice, ovviamente negativo (contro le mafie) ma soprattutto positivo (per i diritti della Costituzione): è necessario "essere contro" tutte le mafie e la corruzione, le illegalità e i soprusi, ma è più importante "essere per" costruire percorsi e spazi di libertà, cittadinanza, informazione, legalità, giustizia, solidarietà.

La delegazione dell’ITCG, guidata dal prof. Pasquale Petix, nell’ambito della sperimentazione relativa all’insegnamento di “Cittadinanza e Costituzione”  è stata impegnata  nei gruppi di studio  che hanno avuto modo di riflettere e dibattere sul tema:

                                                      “PER UN SAPERE DI CITTADINANZA”

L'attenzione alla cultura, a partire dalle scuole per finire alle altre agenzie formative, è da sempre una priorità del movimento antimafia nella costruzione di una nuova soggettività civile: le diverse capacità espressive della persona vengono così sollecitate attraverso progetti e iniziative finalizzate a costruire un rinnovato "sapere di cittadinanza". Le mafie temono il sapere perché la conoscenza rende gli uomini liberi e consapevoli dei propri diritti e ciò rende molto più difficile la presa criminale sulle coscienze e le intelligenze.
Gruppo di lavoro:

- "La scuola come luogo di promozione sociale: dall'educazione alla legalità alla cittadinanza".

Tutor: Michele Gagliardo (Libera/Gruppo Abele)

A questa sessione ha partecipato il prof. Pasquale Petix   con un intervento sulla centralità della scuola pubblica rispetto alla costruzione sociale  di “un sapere di cittadinanza” come precondizione  culturale per l’emancipazione delle nuove generazioni  dalla illegalità e dalla mafia.

Gruppo di lavoro:

- "La partecipazione attiva degli studenti, a scuola e nell'università: proposte e contenuti".

Tutor: Francesca Rispoli (Libera/Acmos)

 A questa sessione hanno  partecipato  gli alunni  Pietro Bennici, Giusi Nicosia e  Marilena Pansica rappresentando le esperienze di educazione alla legalità vissute all’interno dell’ITCG “G. Galilei”.

 

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DALLA CITTADINAZA SCOLASTICA  ALLA RESPONSABILITA’ NELLA POLIS 

Programma:

Saluti e introduzione ai lavori

Dott.ssa Calogera Genco

Dirigente scolastico dell'I.T.C.G. "G. Galilei" di Canicattì

 

Prof. Pasquale Petix                      

 

Referente sperimentazione “Cittadinanza e Costituzione”

 

Relazioni

 

Prof.  Giovanni Samperisi

Docente  di Diritto

Sig.     Pietro Bennici

 

Interventi

Dott. Luigi Lalicata

 

Prof. Gaetano Cani

Alunno  VB IGEA

 

 

 

Presidente del Consiglio Comunale di Canicattì

 

Ass.re provinciale alla Pubblica Istruzione

Dott.  Diego Polio

 

Dott.ssa Manuela Seminatore

 

Capitano dei   Carabinieri

 

Ass.re alla Pubblica Istruzione Comune di Canicattì

 

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Pubblicato il libro del Prof. PASQUALE PETIX  (Docente di discipline giuridiche ITCG "G. Galilei")

"Le macchie del leopardo"

Il sottotitolo del suo saggio è “Il patto scellerato tra politica e mafia”. Di che si tratta? Prof. Pasquale Petix

 Le nuove generazioni se vogliono sovvertire l’andazzo che da decenni blocca lo sviluppo economico e civile della Sicilia (e di tutto il Mezzogiorno), devono chiedersi se è accettabile convivere con la prepotenza e il parassitismo di  organizzazioni criminali che mettono sabbia dove dovremmo trovare cemento e ferro, che impongono il pizzo, che pretendono tangenti, che truccano le gare di appalto, che controllano il mercato del lavoro, che trovano sempre dei referenti nella politica e nel mondo delle professioni, pronti  ad accettare qualsiasi compromesso in cambio di  incarichi, soldi, falso prestigio.

Qual è il periodo più drammatico ed oscuro che narra il suo libro?

Non c’è dubbio che gli anni compresi tra il 1990 e il 1994 sono stati veramente pesanti. La fine della c.d. prima repubblica sotto il peso di tangentopoli e lo stragismo mafioso, hanno sicuramente segnato indelebilmente la storia italiana e siciliana. E la provincia di Caltanissetta è dentro fino al collo in tutto quello che è accaduto. Ed è bene che i giovani sappiano cos’è successo. Ai grandi ricordare può fare anche male, ma abbiamo il dovere di evitare che certi errori si ripetano. E abbiamo l’obbligo di ricordare loro che la dignità e la libertà sono valori che non ammettono mezze misure e che non si barattano.

Nel suo volume c’è una citazione-interrogativo del filosofo Kant: “Quanta verità siamo in grado di sopportare?” Le giro la domanda: cosa risponde?

Sarò laconico: poca. Quando la verità può fare affiorare  il male che ci può essere dentro ognuno di noi  o dentro la comunità o la società, si trovano tutti i sotterfugi per non farlo venire fuori. Non ultimo i codicilli che non fanno finire mai i  processi, le prescrizioni, le sentenze che dicono e non dicono. Con il risultato che dopo anni e anni molti fatti luttuosi aspettano ancora la verità della giustizia.

A chi si rivolge il libro, essenzialmente? E perché va letto?

L’ho già detto, ma lo ribadisco. Il libro è rivolto innanzitutto ai giovani che rischiano di non conoscere un pezzo importante della storia siciliana. Il saggio vuole essere il tramite per l’ulteriore approfondimento,  per favorire la riflessione, per sollecitare giudizi critici.

Informare  per debellare la mafia, dunque. Confindustria Sicilia è in prima linea. Quale significato assume questa posizione chiara e perentoria contro il fenomeno mafioso?

La presa di posizione, contro il racket e la mafia in genere, della Confindustria siciliana è la vera novità che consente di avere speranza circa la possibilità di una svolta culturale contro la mafia. Non dobbiamo dimenticare che fino a qualche anno fa ai vertici dell’Associazione degli industriali si trovavano personaggi poi condannati in via definitiva per associazione mafiosa. Certo, la strada è lunga e occorre essere realisti. Lo dice la cronaca della nostra provincia di questi giorni che propone una ripresa in grande stile del racket. E lo dice la cronaca siciliana, con le notizie di fonte investigativa  che  allertano sulla possibile ricostituzione di una cupola mafiosa dopo le batoste subite dopo l’arresto di Provenzano..

 Da sociologo, come “vede”  la società  siciliana?

Anche qui potrei essere plasticamente laconico dicendo che è una società che si  annaca. Tutti abbiamo negli occhi le processioni della Settimana Santa. L’annacata è la ritmica e caratteristica andatura di tutti i cortei che precedono la Pasqua.  Un po’ per dimostrare dolore, un po’ per alleggerire  la fatica sopportata per reggere i gruppi sacri, un po’ per seguire il ritmo scandito dalle marce funebri,  fatto sta che facendo un passo avanti e uno indietro, uno a sinistra e uno a destra  si resta come inchiodati al suolo. Ho reso l’idea?

Canicattì, 17/09/2009

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