Il  GIORNALE  del  "Galilei"

                                                                                           

 

 

Docente responsabile Prof. Francesco Migliorini                                  APRI IL "GIORNALE DEL GALILEI" 08/09 

Il "Galilei" ricorda il giudice Giovanni Falcone

Sala convegni “Mons. Ficarra”  - 22 MAGGIO 2010 -  CONVEGNO  DIBATTITO SUL TEMA:

“ CONTRO LA MAFIA, PER NON DIMENTICARE” 

Nell’ambito del Progetto  “Cittadinanza e Costituzione”,  la scuola quest’anno  ha inteso  riportare alla memoria l’impegno  degli uomini dello  Stato che  hanno sacrificato la loro vita nel tentativo di contrastare  il potere mafioso.

In particolare  attraverso  questo  Convegno   si è inteso ricordare la strage di Capaci e nello stesso tempo,  grazie  all’  esperienza professionale,  all’impegno  civile  e al lavoro  di ricerca delle persone  invitate  a relazionare,   si è voluto fare il punto sul processo di crescita civile  delle  nostre comunità rispetto sia alla questione mafiosa, sia  al tema della legalità in generale.

 

Prof. P. Petix

 

Sono intervenuti:

Dott.ssa Calogera Genco

Dirigente scolastico dell'I.T.C.G. "G. Galilei" di Canicattì

Dott. Lo Giudice Ass.re al bilancio Comune di Canicattì

Dott.ssa Manuela Seminatore

Ass.re alla Pubblica Istruzione Comune di Canicattì

Michele  Bruccheri

Giornalista, direttore del periodico “La voce del nisseno”

Marta     Naccarato

Cap. Diego      Polio

Gianfranco Santulli

Pasquale Petix

Allieva della classe VB IGEA

Capitano della Stazione dei Carabinieri di Canicattì

Appuntato scelto

Docente e autore del libro “Le macchie del leopardo”

Nel corso della manifestazione è stato proiettato un filmato sulla strage di  Capaci 

a cura del prof. F. Migliorini                   

                                                                            

 

 

 

 

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Contro la mafia, per non dimenticare

Dott.ssa Calogera Genco

Ricorre oggi il 18° anniversario della strage di Capaci, nella quale persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Antonio Montinaro.

Tale ricorrenza induce la nostra Scuola a offrire ai nostri studenti, ai docenti e al territorio spunti di riflessione, utili a perseguire le finalità educative proprie della nostra istituzione.

E lo facciamo avvalendoci dell’autorevole contributo del

·       Dott. Caponetti, presidente Associazione Antiracket – “Gaetano Giordano” Gela;

·       Dott. Polio, comandante della locale stazione dei Carabinieri;

·       Dott.ssa Seminatore, assessore Pubblica Istruzione del Comune di Canicattì;

·       Dott. Lo Giudice, assessore al bilancio del Comune di Canicattì;

·       Michele Bruccheri – giornalista, direttore del periodico “La voce del nisseno”;

·       Marta Naccarato: allieva della VB IGEA;

·       Prof. Petix – autore del libro “Le macchie del leopardo”;

·       Appuntato scelto Gianfranco Santulli.

I nostri ospiti affronteranno il tema ciascuno a partire dal ruolo e dalle competenze personali.

Ma è bene ricostruire sinteticamente il contesto storico a cui ci riferiamo in questa dolorosa ricorrenza.

Nel 1986, ebbe inizio a Palermo il cosiddetto maxiprocesso, che vedeva alla sbarra ben 456 imputati, accusati di essere i vertici di “Cosa Nostra” (i Greco – Riina – Provenzano).

Il processo era il risultato delle indagini compiute dal “pool” antimafia, un nucleo di magistrati guidato da Antonio Caponnetto e di cui facevano parte  anche Falcone e Borsellino.

Questi magistrati avevano, tra l’altro, raccolto le confessioni di Tommaso Buscetta, un mafioso pentito.

Grazie a queste confessioni essi avevano potuto ricostruire la mappa di “Cosa Nostra”, un’organizzazione separata e alternativa allo Stato, rigidamente  gerarchizzata e piramidale.

Un’organizzazione che aveva nella “cupola” i suoi vertici ed i mandanti di tutti i delitti compiuti dalla mafia.

Essa, infiltrata capillarmente nel sistema dello Stato, non esitava ad eliminare quanti vi si opponevano.

E la morte di Falcone e Borsellino (1992) come dei martiri di Canicattì, i giudici Saetta e Livatino, si inseriva in questo scenario di morte e di lotta allo Stato di diritto.

L’esistenza della mafia, il cui etimo è da ricondurre, secondo Diego Gambetta all’arabo mahyas = spavalderia o marfud = reietto, da cui mafiusu = persona arrogante, prepotente, ma anche intrepida e fiera – o dal toscano “maffia” secondo  Santi  Correnti è già ben visibile nel Meridione nel contesto storico dell’Unità d’Italia, dove si era delineata la Questione Meridionale, di cui il brigantaggio è solo l’aspetto più eclatante. Compare la prima volta nel 1865 in un rapporto del procuratore capo di Palermo F. A. Gualtiero.

Le plebi meridionali, immerse nella secolare miseria, costrette a subire il susseguirsi delle dominazioni, consideravano lo Stato come realtà “altra” rispetto alle condizioni del popolo, e quella dei Piemontesi fu avvertita come l’ultima dominazione in ordine di tempo.

L’unità d’Italia aggravò, per altro, il divario tra Nord e Sud, inasprì il sistema fiscale, impose la leva militare obbligatoria e privò di fatto il Sud di ogni speranza di sviluppo e di riscatto, con l’incremento industriale del Nord ed il mancato sostegno dell’agricoltura meridionale.

La fame, l’ignoranza, l’atavica riluttanza nei confronti delle regole (specchio del dominio padronale), il latifondo ed il caporalato fecero il resto, consegnando le regioni del Meridione ad un ritardo storico via via sempre più incolmabile.

La Mafia imponeva la sua autorità attraverso l’omicidio, la lontananza dal potere legale, avvalendosi anche della paura e dell’omertà della popolazione.

Lo Stato liberale poco o nulla fece per estirparla, essa divenne via via un potere parallelo a quello legale.

Il fascismo, con il prefetto Mori, tentò un serio attacco al potere mafioso, ma senza grande successo.

Nel frattempo nel primo dopoguerra, la mafia fu impiantata negli Stati Uniti dagli emigrati italiani e si modernizzò, stringendo forti legami con la politica e radicandosi nelle città.

Oggetto di controllo sono diventati attività commerciali, appalti pubblici, costruzioni, droga e armi.

La disponibilità di ingenti capitali, causa anche di sanguinose lotte tra “famiglie rivali”, ha consentito al potere mafioso di infiltrarsi nei circuiti degli affari e delle finanze, che sono ormai divenuti a carattere planetario.

Nel 1991 hanno avuto inizio la DIA, (Direzione Investigativa Anticrimine) e la DNA (Direzione Nazionale Antimafia), create per coordinare le iniziative di contrasto alla Mafia.

Molti uomini dello Stato e semplici cittadini si sono sacrificati per assicurare alla Giustizia criminali mafiosi, sgominando intere organizzazioni.

Alle loro memorie dobbiamo tributare onore e gloria, ma soprattutto dobbiamo contribuire con i nostri mezzi per costruire uno Stato sempre più giusto, una società sempre più libera, civile e democratica.

La Scuola deve farlo attraverso lo strumento che le è proprio, che è quello della formazione delle giovani menti.

Le nuove generazioni devono sostanziare la loro interiorità di valori: la giustizia, la verità, la libertà, il rispetto delle regole civili.

Solo così possiamo aiutare la nostra regione e la nostra nazione, a progredire, liberandole dai lacci della paura, dell’ignoranza, della soggezione, che nasce dalla povertà di mezzi e di cultura.

L’uomo colto è libero, è in grado di distinguere il bene dal male, è capace di dare senso alla propria vita, privilegiando ciò che rende veramente uomini: il rispetto di sé e dell’altro, in un orizzonte sociale di civiltà e di solidarietà.

Solo così la Scuola potrà contribuire all’avvento di un mondo migliore.

Solo così potremo onorare la memoria dei nostri santi morti.

Solo così quegli uomini, veri uomini, non saranno morti invano.    

 

 

  Il Dirigente Scolastico

Dott.ssa Calogero Genco

 

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La mafia

Marta Naccarato V B comm.

“La MAFIA è un fenomeno umano e come tutti i fenomeni umani ha un principio, una sua evoluzione e avrà quindi una fine”.

È questo il messaggio di speranza che noi giovani vogliamo lanciare proprio oggi in cui ricorre il 18° anniversario dalla morte di Falcone;ma è stato grazie al sacrificio di Falcone e a quello di molti altri eroi (vedi Chinnici,Borsellino,Livatino)che in Italia c’è stata la presa di coscienza dell’esistenza del fenomeno mafioso fino ad allora sconosciuto.

Ed è per questo che personaggi come Falcone, oltre a combattere quotidianamente la mafia gridavano alle Istituzioni una legislazione antimafia dura e concreta.

In noi giovani non manca di certo la conoscenza generale del fenomeno;malgrado ciò resta la sensazione di una sostanziale scelta di convivenza con esso indotta dalla rassegnazione e dall’assuefazione.

Proprio in questi giorni, facendo delle ricerche in Internet, ho letto la risposta di un giovane, di un mio coetaneo ad un quesito circa il fenomeno mafioso; di tutto il suo discorso la frase che più mi ha colpito è stata che per lui “la mafia è un fenomeno incurabile, di cui si conoscono le patologie ma non le cure”!

A me verrebbe da dire a questo ragazzo che per me la mafia è piuttosto un albero a cui bisogna tagliare le radici che penetrano nella società.

Il punto di partenza è combattere la mentalità mafiosa e tutto ciò su cui si fonda(omertà, violenza,estorsioni).

Certo le belle parole non contano o meglio non bastano; occorrono i fatti!

Ma è difficile per noi giovani dimostrare qualcosa: noi tendiamo ad adattarci a questa situazione o meglio a rassegnarci;ciò è dovuto alla mancanza di fiducia di un cambiamento per il Sud afflitto da queste piaghe da parte delle stesse Istituzioni e dei gruppi politici che governano il nostro Paese.

Questo senso di sfiducia non sprona noi giovani a fare meglio, a cercare la realizzazione personale, ma anzi ci induce a ripiegarci a tutte le situazioni che possono farci comodo, come le raccomandazioni.

Ad esempio, noi studenti del 5°anno dobbiamo prendere una decisione importante a breve(continuare il percorso di studi o intraprendere il mondo del lavoro) e ci troviamo allo sbaraglio, perché da un lato abbiamo tanti sogni, speranze,aspirazioni…ma dall’altro, quando guardiamo in faccia la realtà non abbiamo buone prospettive in quanto pensiamo alla mancanza di lavoro, o ancor peggio al fenomeno del clientelismo e quindi non possiamo realizzarci come possiamo(non possiamo prendere una posizione). Ma poi alziamo lo sguardo e ci troviamo davanti figure come Falcone e allora pensiamo che forse anche noi possiamo cambiare qualcosa o meglio possiamo provarci.

Allora mi sento di dire a tutti questi eroi: lasciato

grazie per quello che avete fatto;ma soprattutto grazie di averci indicato la strada da seguire ed è sulle “orme dei loro passi che noi giovani cammineremo!”

 Marta Naccarato V B comm.

 

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15 Maggio 1946/ 15 Maggio 2010

Festa dell’Autonomia Siciliana

Canicattì,14/05/2010 

Il Decreto dell’Assessorato dell’Istruzione e formazione professionale – Regione Sicilia N. 1446 del 23/07/2009, art.3, nel determinare il calendario scolastico del corrente anno, dispone per il 15 Maggio la sospensione delle lezioni, ricorrendo la celebrazione dell’Autonomia Siciliana.  

Tale disposizione è stata altresì richiamata in una nota congiunta a firma del Direttore Generale dell’USR Sicilia, dott. Di Stefano, e del Dirigente Generale del Dipartimento Regionale dell’Assessorato in parola, dott.ssa Monterosso,che raccomanda un’adeguata riflessione sui temi dell’Autonomia e sulla sua valenza socio – politica e culturale.

In tale contesto, e considerato che la nostra Scuola sta realizzando il progetto “Cittadinanza e Costituzione”,

che già prevedeva, in fase programmatica, tali riflessioni, d’intesa con il referente prof. Petix, si è deciso di dedicare questa importante giornata, alla conoscenza e allo studio dello Statuto Siciliano, carta fondante dell’Autonomia, nella consapevolezza, che sia quanto mai necessario far conoscere e diffondere tra i giovani i contenuti giuridici e politici, di che si sostanzia il nuovo essere REGIONE A STATUTO SPECIALE.

 Lo Statuto Speciale della Sicilia fu il “frutto della straordinaria tensione ideale, con cui siciliani illustri, laici e cattolici, seppero conseguire una sintesi equilibrata tra autonomia regionale ed unità nazionale.”(1)

Un’autorevole commissione elaborò le linee fondanti dello Statuto (risultato di un intenso dibattito svoltosi nel 1945); tale commissione, guidata dal prof. G. Salemi, preparò i contenuti che consentirono l’emanazione del Decreto luogotenenziale del 15 maggio del 1946, circa un anno e mezzo prima dell’approvazione della Costituzione Italiana.

 Gaspare Ambrosini, illustre giurista, in un suo intervento all’Assemblea Costituente, ebbe a dire che esso, con le sue ampie potestà legislative primarie e concorrenti, assume il significato di un “profondo e condiviso sentimento popolare per una radicale trasformazione dello Stato italiano, allo scopo di ridimensionare l’oppressivo centralismo amministrativo, che dall’unità d’Italia in poi, non era riuscito a sanare lo squilibrio strutturale tra Nord e Sud”. (2) Le prerogative statutarie, se pur necessitano della riformulazione di qualche norma, mantengono tuttora vivo il loro pregio:

1)la compatibilità tra governo locale e solidarietà nazionale.

2)Il rispetto del valore della persona

3)La fondazione del ruolo delle istituzioni.

La terra che ha dato vita al primo parlamento del mondo occidentale (1129), può vantarsi di essersi  data una Carta Costituzionale dell’Autonomia di grande respiro, in grado, se pienamente conosciuta ed attuata di dare nuovo slancio sociale ed economico alla nostra regione e di ricondurre la Sicilia al ruolo storico- geografico che le spetta, cioè quello di essere la capitale del Mediterraneo.

                Il Dir. Scolastico

                                                                                Dott.ssa Calogera Genco

 

 

 

Note:

(1)  R. Lombardo,”Statuto della Regione Siciliana”, Arti Grafiche Macaluso, Villabate,2009, pagg. 3, 4

(2)  Ibidem

 

 

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Premio letterario “Galileo” per la divulgazione scientifica.  

Comune di Padova. 

(Continua dalla prima pagina)  Nel mese di Febbraio i cinque libri finalisti sono stati inviati a ciascuna scuola e i ragazzi si sono impegnati nella lettura entro il mese di Aprile, data ultima per potersi esprimere sul massimo gradimento di uno dei cinque testi finalisti. La delegazione è stata ospitata dal Comune di Padova con un'organizzazione ineccepibile, predisponendo tra l'altro delle interessantissime visite guidate nella mattinata libera del cinque Maggio in attesa di aprire i lavori finali della premiazione.

            I ragazzi hanno potuto essere guidati nelle visite del Museo del Risorgimento e dello storico Caffè Pedrocchi, del bellissimo Palazzo della Ragione nonché l'Università degli studi osservando il Palazzo del Bò , il Teatro Anatomico e la Cattedra di Galileo.

            Nel pomeriggio, nella splendida sala del Palazzo della Ragione i ragazzi, alla presenza di ben 93 delegazioni su 110 provincie d'Italia, hanno assistito allo spoglio delle schede di votazione precedentemente inviate in busta chiusa dalla giuria di studenti. A condurre la cerimonia il bravissimo Patrizio Roversi che ha saputo posizionarsi nel giusto livello rispetto alla vasta platea studentesca.

            Sono stati commentati alla presenza degli autori i cinque libri finalisti con un coinvolgimento totale ed un'attenzione insolita per la tipologia della giuria. Il primo premio è stato assegnato a Rino Rappuoli e Lisa Vozza con I VACCINI DELL'ERA GLOBALE, al secondo posto con un solo voto di scarto Leonard Sasskind con LA GUERRA DEI BUCHI NERI, al terzo posto Gabriele Milanesi con I GENI ALTRUISTI, al quarto posto Keith Devlin con LA LETTERA DI PASCAL  ed infine, al quinto posto, Antonio Ambrosetti con IL FASCINO DELLA MATEMATICA.

            La delegazione era composta dagli alunni Carol Tricoli, Cipollina Josiana, Di Vincenzo Dafne, Nicosia Giusy e Scattareggia Emanuela, accompagnati dal Prof. Saia.

Prof. G. Saia

 

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Perché sia un  Paese  per  giovani

Prof.  Pasquale Petix    

05 maggio 2010

Ma che futuro ha un Paese  che vede crescere la malinconica categoria dei giovani-adulti: uomini e donne che magari hanno già superato il mezzo del cammin di loro vita  ma che ancora come responsabilità  sociale,  lavoro,  stipendio,  considerazione  sono praticamente bloccati   all’età adolescenziale?

Ma quale speranza ha un Paese dove soltanto  il 3 per cento dei figli degli operai riesce a salire qualche gradino della scala sociale per diventare un  imprenditore o un libero professionista?  E dove in buona parte dei casi il mestiere importante e ben remunerato si trasmette per via ereditaria?

Ma che giustizia sociale c’è in un Paese dove uomini e donne che hanno studiato più dei loro genitori e  che teoricamente hanno diritto a trovare un lavoro migliore, non lo trovano e quando l’ottengono  guadagnano meno dei loro genitori, hanno meno diritti, devono rinunciare allo stile di vita nel quale erano cresciuti e devono  ancora ricorrere al sostegno di mamma e papà?

Ma quale politica per i giovani si può avere in un Paese dove i parlamentari al di sotto dei 35 anni sono solo il 5,6 per cento del totale? Dove nei consigli comunali gli eletti con meno di 35 anni non superano il 19,2 per cento? Dove nelle Regioni e nelle Province si registra la stessa tendenza a sottorappresentare i giovani?

Ma se i  vecchi privilegi resistono, se il potere vero è monopolizzato da una classe dirigente - affetta da una insanabile ipertrofia dell’io - che non intende lasciare spazio a nessuno attaccandosi con pervicacia alle posizioni acquisite. Se il Paese è questo,  siamo proprio sicuri che i giovani non abbiano colpe?

Il problema esiste, non lo si può negare.   Perché pure le nuove generazioni che vivono sulla propria pelle tanta emarginazione faticano a trasformare l'amarezza personale in un impegno comune. E spesso si adattano alle trappole che i soliti volpini - per bloccare il ricambio - sono pronti a tendere ora facendo leva sul bisogno, ora solleticando l’egocentrico gattopardismo che può celarsi negli angoli bui della personalità.  Invece spetta primariamente  ai giovani rovesciare le bancarelle del tempio e dare il massimo contributo per sciogliere quella  collosità diffusa che pervade ogni cosa, che immobilizza  corpi e anime e che produce quello stato di torpore, da cui nessuno è immune,  che è fonte del cinismo generale della furbizia e dell’egoismo degli interessi.

E’ compito delle nuove generazioni imprimere un segno diverso creando occasioni di trasformazione della realtà. Piuttosto che frammentarsi in tifoserie senza peso e senza progetto,  i giovani devono saper fare quadrato, divenire una classe in sé e per sé,  travolgere le barriere della tradizione,  proporre ipotesi della crescita sociale inedite, rifiutare padrini-padroni e ammiccamenti elettorali, scommettere sulle proprie idee, ragionare  in termini di bene comune.

Non cercate maestri d’esperienza. Cercate piuttosto seriamente  la vostra strada maestra e indicatela a tutti. E’ questa la vera trasgressione.

 

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PROGETTO "ARTISTICA-MENTE"

PREFAZIONE AL CATALOGO DELLE OPERE

(Progetto Artistica-mente - Apri)

 

Aristotele fu il primo filosofo dell’antichità a dare un fondamento epistemologico alla conoscenza artistica, egli afferma che l’arte “dice gli universali….” Aristotele, “Poetica” 145 a.b., e che l’opera d’arte può essere considerata come “un organismo vivente, una totalità fondata sulla coesione e sull’ordinata disposizione delle parti in reciproco equilibrio”.( De Bartolomeo Magni, I sentieri della ragione, vol. IA, ATLAS, pag. 211).

Il bello è insito nell’opera d’arte e ne rivela la funzione conoscitiva.

L’educazione all’arte e al gusto del bello è una delle finalità della Scuola; essa è, oggi più che mai necessaria,  in una società superficiale e distratta, incapace, spesso, di concentrarsi in una riflessione ottenuta su valori e idee.

E’ nostro compito favorire la formazione del gusto estetico nelle personalità dei discenti, guidandoli a saper leggere la trasfigurazione della realtà, che nell’arte si realizza, e a sapere, a loro volta esprimere nell’arte, la propria visione della vita.

Osservare e rappresentare graficamente sono facoltà primordiali del genere umano, ma esse diventano abilità, quando sono frutto di formazione, di riflessione consapevole. Tali abilità generano, poi, l’opera d’arte, quando essa sia frutto dell’ispirazione, che, sola, esprime quel che di spirituale ed arcano attraversa l’umanità.

Il progetto “Artisticamente” nasce dalla consapevolezza che tra i bisogni formativi del territorio vi sia quello dell’educazione artistica, che va coltivata e diffusa.

Il presente catalogo raccoglie le opere con le quali le Scuole di ogni ordine e grado della città di Canicattì hanno partecipato al concorso, bandito nell’ambito del Progetto.

Tale progetto, proposto dalla prof.ssa Antonia Eleonora Cavaleri, ed approvato dagli OO.CC. competenti, qualifica in modo singolare il POF d’Istituto, ed aspira ad istituire una felice tradizione culturale del territorio.

Le opere contenute nel catalogo sono di intensa bellezza ed esprimono i tratti dell’animo di chi le ha prodotte.

Esse sorprendono per la maestria dei piccoli o giovani autori, di cui colpisce o la sorgiva, innocente semplicità o la tecnica ormai esperta e sicura.

Sono, comunque tutte le opere straordinarie e ci rivelano, quasi inaspettatamente, quello che, in fondo, abbiamo sempre saputo: il cuore dei nostri allievi è uno scrigno, che contiene inestimabili tesori.

Sta a noi saperlo aprire con perizia e delicatezza perché essi vengano alla luce.

Grazie di cuore alla professoressa Cavaleri per aver reso possibile tutto ciò.

 

   Il Dirigente Scolastico

Dott.ssa Calogera Genco    

                                                          

 

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Classe V B - UNA GIORNATA NEL CANTIERE DEL RADDOPPIO DELLA S.S. 640 AG-CL - Foto

Arrivo nei locali della Ditta Empedocle s.c.p.a

 

Gli alunni ascoltano l’esposizione, da parte dell’Ing. Di Gioia, delle opere da eseguirsi.

 

Gli alunni esaminano i grafici allegati al progetto di esecuzione della nuova S.S. 640 Ag-Cl

Ritorno dalla visita alla carpenteria ed armatura del viadotto

 

Particolare  fondazione di una pila che sopporterà un pilone alto circa 30 ml. E su cui poggeranno le quattro corsie stradali di andata e ritorno 

 

Al sito archeologico rinvenuto durante gli scavi.

 

 

 

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Corso di formazione  “L’adolescente e la relazione con gli adulti“.

 Scarica il progetto

La società  globale favorisce comportamenti omologanti  che possono spingere i giovani adolescenti a sperimentare esperienze non sempre positive, pur di sentirsi parte  “del gruppo” o rendersi  più visibili. Sempre più, gli stili di vita  si ispirano ai  modelli edonistici e consumistici proposti dai mass media e rendono difficile, ai giovani adolescenti,  la costruzione di  un progetto  forte che li possa  guidare nel loro percorso di vita  e verso la   loro piena realizzazione umana e professionale.  Inoltre, in alcuni casi, gli adulti, impreparati alla comprensione e alla gestione del problema, lasciano   l’adolescente  “solo” e senza punti di riferimento significativi. Per sostenere allora  l’azione educativa degli adulti e per ribadire e concretizzare l‘alleanza espressa nel “ Patto di corresponsabilità educativa”  la nostra scuola, in collaborazione con il Comitato dei genitori,   propone  ai genitori e ai docenti un percorso  di formazione per  lo sviluppo e il potenziamento di conoscenze e  competenze  finalizzate alla  comprensione delle problematiche adolescenziali  e alla capacità di stabilire  relazioni positive e significative  con i giovani.

Destinatari  del corso

Genitori e insegnanti .

Obiettivi  del corso

Potenziare  le competenze educative degli adulti per aiutare i giovani a rafforzare la loro identità   e la loro capacità di non uniformarsi.

Conoscere le problematiche sociali e familiari che possano portare al disaggio adolescenziale.

Sviluppare conoscenze e competenze per l’individuazione precoce del problema ( capacità di entrare in relazione con i giovani, conoscenza del background sociale degli alunni, saper osservare i comportamenti senza giudicare)

Operare scelte educative condivise. (genitori-Docenti)

 

Il percorso di formazione su  “L’adolescente e la relazione con gli adulti“, prevede:

 

u 4 Seminari   ( ciascuno della durata di 3 ore )

 Relatrice:Psicologa Dott.ssa  Francesca Randazzo

 

Calendario degli incontri:

§  11/03/2010 : Chi è l’adolescente?

§  25/03/2010 : Lo sviluppo psicofisico e sociale   dell’adolescente.

§  14/04/201: Gli affetti nell’adolescenza

§  22/04/2010 : L’adolescente e la famiglia.

u  Tavola rotonda Sul tema “ Scuola chiama famiglia :  Il patto di corresponsabilità educativa”- Fine maggio 2010

 

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Venerdì 19 febbraio 2010       SALA CONVEGNI   ITCG  “G. GALILEI”

                      

CONVEGNO

2° Esperienza di stage aziendale a VICENZA

partner dell’azione

Confindustria e Associazione ForTES - VICENZA

                                       PROGRAMMA

Sessione mattutina

ore  11,20   Presentazione degli alunni ammessi allo STAGE

                    dott.ssa Calogera Genco, Dirigente scolastico

                    prof. Pasquale Petix, Docente F.S. e tutor

 

 ore 11,45  “Impresa, etica economica e globalizzazione” 

                    comunicazione  del  dott. Giulio Ferraro, Imprenditore

 

Sessione pomeridiana

ore  16,30   Accoglienza e saluto agli intervenuti

                   dott.ssa Calogera Genco

ore  16,40   Primo intermezzo musicale a cura del gruppo “I CREAME”

ore  17,00  “La nuova identità degli Istituti tecnici”  

                    dott.ssa Calogera Genco

ore  17,15  “Per una integrazione efficace tra scuola e mondo del lavoro”

                    intervento  del prof. Diego Lana

ore  17,45  “Vi raccontiamo il nostro STAGE”  

                   intervento a cura   degli studenti dell’edizione 2008/09

ore  18,00  Presentazione del nuovo STAGE  a  cura  del prof. Pasquale Petix

ore  18,15  Firma da parte dei genitori e degli allievi del contratto formativo

ore  18.30  Coffee break e secondo intermezzo musicale  

                  a cura del gruppo “I CREAME” .  Visita dei laboratori dell’Istituto

 

SALA CONVEGNI   ITCG  “G. GALILEI”

                                                Venerdì 19 febbraio 

 

                                                        

 

 

 

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Giornate 27 gennaio -10 febbraio   2010

Per non dimenticare

Dott.ssa Rina Genco

Il male esiste.

Esso da sempre si manifesta nella Storia: talora le sue manifestazioni sono eclatanti, come quelle della SHOAH e della strage delle foibe, talora le sue insidie sono nascoste e percorrono il tessuto dell’esistenza sordidamente, ma inesorabilmente.

Tutti ne facciamo esperienza, scontrandoci con ogni genere di limite e contraddizione, facendo i conti con sconfitte e turpitudini, finché non ci imbattiamo più o meno direttamente con il male supremo, che è la morte.

I pensatori occidentali di ogni tempo si sono confrontati con questo che è il problema  per eccellenza.

Agostino si chiedeva, con la vibrante intensità della sua dottrina: "Si Deus est, unde malum?"

A questo drammatico interrogativo, egli rispondeva che il male, non avendo consistenza ontologica, è assenza di bene e che esso è un limite costitutivo, che appartiene alle creature in quanto tali.

Tale risposta sintetizza la riflessione a lui posteriore sul tema ed anche l’uomo comune vi si può ritrovare.

Ma, se il male è presente nel mondo e con esso ciascuno deve fare i conti, occorre che la Scuola educhi le nuove generazioni ad evitare il male ed a ricercare il bene.

Socrate diceva che chi compie il male, lo fa perché non lo riconosce tale, perciò sbaglia per ignoranza.

Gli educatori devono aiutare le giovani menti ad uscire dall’ignoranza, innanzitutto da quella dei fatti della Storia.

Le nuove generazioni, schiacciate sul presente, stentano ad indagare sul passato e ad assumere consapevolezza delle sue virtù, come dei suoi errori; ed allora a noi è dato l’arduo compito di aiutarli ad appropriarsi di tale passato, perché un uomo senza passato è come un cielo senza stelle.

I giovani devono anche sapere che gli orrori del passato continuano pure nel presente, che è ancora intriso di sangue e lacrime, di torture e di sevizie, di sopraffazioni e di conflitti, di abusi e iniquità di ogni genere.

Conoscere può essere doloroso, ma è doveroso, se si vuole costruire un futuro migliore,come solo le giovani generazioni possono e sono chiamate a fare.

Se noi sapremo guidarli ed ispirarli, i nostri studenti, pur nel tormento della crescita, sapranno trovare le energie, le capacità e la gioia per delineare il personale progetto di vita ed il progetto di un’umanità migliore, rinnovata e forgiata sugli ideali di giustizia, di solidarietà e di pace tra i popoli.

La nostra responsabilità è grande, anche perché essi sono esposti a forti suggestioni mediatiche, spesso fuorvianti e diseducative, ma la posta in gioco è alta, e vale la pena di continuare a combattere la buona battaglia della la conoscenza, consapevoli che questa è la nostra unica arma e che “soltanto la verità” ci farà davvero liberi.

Buona memoria e buon lavoro a tutti.

                                                                                                      Calogera Genco

 

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Cambiano i musicanti ma in fondo è sempre la stessa musica

di Zetetis

 

Abbiamo sinceramente esultato quando nel novembre del 1989 veniva abbattuto il muro di Berlino. Giustamente. Cadeva finalmente il simbolo di una vergogna planetaria che aveva voluto caparbiamente ricordare con un segno visibile e terribilmente violento quando impossibile fosse il riconoscimento reciproco in questo mondo, nella casa comune degli uomini. Il comunismo era definitivamente imploso e le sue illusioni svanite. Il capitalismo, dopo decenni di duro confronto, aveva prevalso e vinto. E con esso la libertà. Questo percorso andò a coronare la linea liberista già inaugurata dalla Thatcher in Gran Bretagna e da Reagan negli U.S.A. agli inizi degli anni ’80. Fu quasi come l’avversarsi di un provvidenziale disegno divino che proiettava l’uomo fuori dal soffocante giogo comunista verso un futuro di libertà, di progresso e di pace. E qualcuno lo credette davvero tale: un provvido volere divino. Ma certo, l’ateismo, il materialismo, la dittatura erette a sistema non potevano reggere, così il mercato diveniva il nuovo tabernacolo dei sacerdoti della libertà. Libertà e mercato. Libertà, mercato e denaro si facevano strumenti di speranza per i più e si affermavano come il nuovo verbo trinitario.   Questo ieri. E oggi? Oggi è la giungla dove il più forte vince mentre lupi famelici e senza controllo imperversano nello sterminato territorio dell’economia globalizzata. Oggi si prende atto con sciatta rassegnazione della fine delle ideologie che hanno lasciato il posto al rassicurante non-pensiero del tronismo e del velinismo. Oggi hai riconoscimento e “sei” solo se “hai”. Oggi si è ricchi, molto ricchi di libertà presunta e oppio televisivo. Ci hanno spacciato la globalizzazione come una grande opportunità per i popoli e si è invece rivelata un tritacarne dove i comuni esseri umani vengono usati come carta igienica: prodotti usa e getta. Il profitto, i bilanci, l’efficienza produttiva, le strategie industriali, dividendi, azioni, speculazioni di borsa, business, consumo consumo consumo, avere avere avere, bla bla bla…  bla bla bla… queste le cose che oggi contano davvero. E tali amene divinità pagane le dicono pure compatibili col Dio cristiano. Mah!... Io penso, invece, che abbiamo costruito una autentica schifezza!  

Zetetis

(10/02/10)                                                 

 

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