Il  GIORNALE  del  "Galilei"

                                                                                           

Docente responsabile Prof. Francesco Migliorini

                                               

APRI IL "GIORNALE DEL GALILEI" 08/09                                                                                     Prima pagina

INTERCULTURA

Il progetto “Educare all’intercultura e all’integrazione” è nato dalla necessità di sensibilizzare i giovani, che frequentano la nostra scuola,al problema delle diversità, partendo dalla realtà scolastica che vede la presenza di alunni stranieri e in particolar modo di giovani provenienti dai paesi africani che frequentano il CPT.  Gli obiettivi primari che sono stati perseguiti sono:

·        Far conoscere  le interrelazioni e le interdipendenze tra i popoli

·        Aiutare i giovani a superare i confini della propria cultura e far comprendere ed interiorizzare il concetto di sviluppo equo e solidale.

·        Far scoprire che l’altro diverso da me come lo siamo tutti ,  ha gli stessi diritti, poiché appartenenti all’unica famiglia umana.

·        Fare riflettere sulle condizioni dei paesi sottosviluppati per superare i pregiudizi ed educarli al  dialogo e a discutere sui temi dell’intercultura per andare oltre la tolleranza.

Gli obiettivi sono coerenti con le finalità educative e civili espresse nel Piano dell’Offerta Formativa.

ATTIVITA’

Le attività interculturali sono state avviate il 9 Dicembre data nella quale è stata organizzata “ La tombolata di  Natale”, occasione di incontro tra alcuni alunni , insegnanti  e ragazzi del CPT- L’incontro si è rivelato molto importante per far nascere i primi legami tra tutti coloro che vivono la nostra scuola.

Nel mese di Febbraio  due volontari della missione di Ismani della nostra diocesi, in due turni, hanno incontrato in sala Mons. Ficarra alcune classi. L’incontro è stato seguito con attenzione e interesse, soprattutto perché i ragazzi sono venuti a conoscenza, attraverso attività di gioco dello squilibrio economico e delle cause che portano la fame nel mondo.

Il 17 Aprile  ad Agrigento , alunni dei corsi antimeridiani  insieme agli alunni del CPT hanno partecipato  al Convegno sull’integrazione ,organizzato dalla Caritas, “Dentro o Fuori”; alla fine del convegno gli stessi alunni hanno chiesto di invitare i relatori  a venire nella nostra scuola.

Sempre nel  mese di Aprile su richiesta dei nostri ragazzi , abbiamo invitato i giovani stranieri ad un incontro di mattina per rafforzare la conoscenza e stare insieme.

Il 12 Maggio si è tenuto l’incontro con il Direttore della Caritas  Valerio Landri, il mediatore culturale Tareke Barhane e la rappresentante dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati Basilone Antonella, relatori  conosciuti dal gruppo dei ragazzi che avevano partecipato al Convegno  ad Agrigento.

Attraverso la tematica “La conoscenza dell’altro aiuta  l’integrazione” i giovani hanno compreso situazioni e problematiche che spingono questi uomini e donne a lasciare la propria terra, a mettere in pericolo la propria vita e le violenze che subiscono prima di arrivare  e le leggi che ostacolano   i processi dell’integrazione, non solo dalle relazioni esposte dai relatori ma anche attraverso  un filmato  di interviste fatte a diversi profughi.

Per concludere, il 29 Maggio, il gruppo costituito nelle varie attività, ha partecipato al Musical di fine anno e il tutto si è concluso con il pranzo e un pomeriggio insieme per rafforzare la conoscenza e le relazioni.

Queste attività hanno avuto una forte ricaduta sul curriculo implicito e sul sapere  essere, sull’apprezzare i valori dell’amicizia , delle relazioni interpersonali e riformulare i propri punti di vista nel contesto di una consapevolezza della relatività.

 Il lavoro è stato svolto in collaborazione  dei professori: Di Falco Concetta , Rinaldi Rosalba , Molinari Paolo.

                                                                                                                                Meli Carmela

 

 

 

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Solo la crescita economica sarà capace di abbattere il debito pubblico

 a cura di Giulio Ferraro

         Motivo di grande soddisfazione è stato leggere pochi giorni fa un interessante approfondimento contenuto nel  “ Fiscal Monitor “ redatto dall’importante organo internazionale, il FMI (Fondo Monetario Internazionale ), che indaga circa la dinamica del debito pubblico degli Stati Sovrani nel periodo 2008-2009.  Cosa dice in sintesi:

          Il debito pubblico complessivo del paesi del G 20, nello scorso biennio, in termini di PIL è

aumentato di 39,1 punti,  di questi il 40% è ascrivibile alla perdita di entrate fiscali dovuta alla

recessione,  solo un decimo dell’aumento del debito deriva dalle misure di stimolo all’economia “.  

        

           Quindi la tesi sostenuta personalmente nei precedenti articoli con convinzione e vigore, che

senza crescita economica i gravi problemi del deficit e del debito pubblico non si risolvono, è espressamente e chiaramente detta da un importantissimo organo economico internazionale ( FMI ).

          Agire esclusivamente sul fronte del contenimento della spesa, come hanno fatto molti governi europei, Italia compresa, è un grave, gravissimo errore.

            

           I maggiori problemi di bilancio degli Stati Sovrani sono dovuti al semplice motivo che sono venute meno delle entrate fiscali legate al ciclo economico depressivo, ed è proprio lì che bisogna intervenire, invertire il ciclo: questa è la sfida !

           E’ necessario, è indispensabile adoperarsi con ogni mezzo al fine di arrivare al massimo livello di crescita possibile, seppure operiamo in un contesto difficile e pieno di incognite.

           

           Ribadiamo, conti pubblici in ordine sono necessari per mettere  al riparo dalla speculazione

finanziaria selvaggia, ma è la crescita economica l’obbiettivo prioritario che dobbiamo perseguire,

mettendo in moto tutte le misure necessarie, come le riforme mancate, sicura causa di una lunga

crescita economica anemica dei paesi dell’EURO e in particolare dell’Italia.

           Le riforme sono state ben identificate nella strategia di Lisbona, ma non hanno fatto seguito gli strumenti per realizzare la necessaria attuazione coordinata fra i paesi dell’Euro.

           

             Riforme indispensabili nel panorama di un’economia globale in cui la competizione impone

in ogni momento continui aggiustamenti.. Con urgenza occorre:    

      a)    Promuovere un mercato del lavoro più efficace;

b)      Migliorare la flessibilità nella contrattazione salariale;

c)      Liberalizzare alcuni settori dei servizi più importanti;

d)      Rimuovere i disincentivi al lavoro esistenti in diverse politiche pubbliche;

e)      Molta attenzione all’università e alla ricerca;

f)       Controlli sulla finanza e sulle banche (obbligandole a fare il loro mestiere che è quello di

  finanziare le imprese sane, fonte di sviluppo e occupazione).

 Riforme auspicate anche dal Presidente della BCE, il quale alla domanda di un giornalista:

“ Perché la BCE manifesta una vera e propria ossessione per politiche di austerità draconiane,           quando c’è bisogno di risollevare l’economia reale ? “

             Il Presidente, evadendo la domanda specifica, risponde:

“ la priorità è varare riforme strutturali estremamente coraggiose”

           

             Siamo fortunati, abbiamo qualche speranza, forse ci  siamo,  ha dimenticato  l’inflazione e i vincoli di bilancio, per imboccare la strada maestra delle riforme e degli investimenti.

 

Agosto 2010

 

 

 

 

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Dati  ISTAT!   -   Allarme  OCSE!

 

E’ sconvolgente! L’Istat (Istituto Nazionale di Statistica), certifica che  il 13 per cento della popolazione Italiana si trova in seria difficoltà , sono a rischio giovani, operai e i nuclei familiari con più componenti, otto milioni in povertà.

 L’Istituto di Statistica fotografa (dati relativi al 2009) un paese impoverito dalla recessione, che qualche giorno fa non esisteva per importanti e autorevoli esponenti del nostro governo, poi è apparsa per magiaimprovvisamente, imponendo manovre di bilancio a colpi di fiducia nei due rami del parlamento.

In particolare nel mezzogiorno, evidenza l’ISTAT, le famiglie che vivono in condizioni di povertà

Per indigenza acuta l’Istat si riferisce alle famiglie che non sono in grado di sostenere una spesa mensile minima necessaria ad acquisire beni e servizi essenziali per una vita accettabile.

 E’ la difficoltà a trovare un’occupazione a determinare livelli di povertà sicuramente più elevati, in parti-

colare nel mezzogiorno, povertà rilevata principalmente nelle famiglie con alla testa un operaio.

 La triste realtà, non presa in considerazione, ignorata dai nostri governati, è che la recessione ha impoverito il nostro paese, in particolare ha colpito di più le famiglie con più figli.

 L’allarme lanciato dall’OCSE  (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico),

con sede a Parigi, di cui fanno parte 31 paesi sviluppati, è molto serio e preoccupante.

A marzo 2010 il tasso di disoccupazione nei paesi membri è salito al  8,7 %, attestandosi ai massimi dal

dopoguerra, i posti di lavoro bruciati dalla grave crisi economica sono stati 17 milioni, dal dicembre 2007.

La creazione dei posti di lavoro dovrebbe essere una priorità, ma purtroppo i Governi Europei prendono misure solo e esclusivamente per risanare i conti pubblici, niente investimenti per occupazione e ricerca.  

Nell’area OCSE i disoccupati si attestano a 47 milioni, in realtà, sé si aggiunge le persone che hanno rinunciato di cercare lavoro o che lavorano a tempo parziale, il numero reale potrebbe avvicinarsi

a 80 milioni. Questi sono i dati forniti dal nostro Istituto di Statistica per quanto riguarda l’Italia e dall’importante Organizzazione Internazionale per i 31 paesi aderenti.

Come affrontare una simile emergenza quali provvedimenti sono stati presi?

Ai governi in carica, di tutti i paesi aderenti all’OCSE, Italia compresa, s’impone una presa visione

di questi dati impressionanti, per adottare provvedimenti adeguati e immediati.  

  

Luglio  2010

        

                                                                                                                 Giulio  Ferraro

 

 

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LA   SPECULAZIONE SU  MATERIE   PRIME    E   AGROALIMENTARI

a cura di  Giulio  Ferraro   

 Il primo di aprile 2010 il prezzo del greggio è arrivato a 85 dollari al barile, è il massimo da diciotto mesi, cioè dall’inizio della crisi. Una lieve e accennata ripresa dell’economia spinge su il prezzo del petrolio e delle materie prime ( acciaio, rame ), creando l’inflazione  da costi che tanto preoccupa, in particolare, i guardiani dell’ EURO. Mi chiedo quanto incide l’accennata e debole  ripresa dell’economia in questi aumenti?  Aumenti che subiscono anche gli agroalimentari come il grano- il mais- lo zucchero, indispensabili per la sopravvivenza della popolazione mondiale.    

Non dimentichiamo i tumulti del riso in Indonesia e nelle Filippine avvenuti nei primi mesi del 2008, purtroppo dimenticati dai potenti del mondo. 

L’impennata è, a mio parere, ancora una volta creata dal trading (acquisto e vendita) dei derivati ( strumenti finanziari ) su materie prime e agroalimentari, sono le banche d’investimento in testa, la famosa Goldman Sachs che operano, non in mercati ufficiali e trasparenti, ma nella cosiddetta “  Finanza ombra “.

E’ stato permesso in questi ultimi anni a questi strumenti della nuova finanza  di crescere a dismisura, e ancora oggi, al riparo da ogni forma di sorveglianza.

Un solo operatore finanziario United States Oil Fund nella primavera dello scorso anno ha concentrato su di sé un quarto di tutte le consegne del mercato mondiale. Attenzione! Si tratta  di “ consegne virtuali “, il prezzo delle materie prime e agroalimentari è determinato dai futures (contratti standard a termine per lo scambio di attività finanziarie) che non corrispondono a reali transazioni avvenute, ma solo a logiche speculative amplificando, in modo perverso, gli andamenti previsti della domanda nell’economia reale.

Le conseguenze di queste operazioni vengono pagate dai poveri del mondo, dagli  operai che devono sostenere un costo del riscaldamento domestico esorbitante,  dalla popolazione dei paesi sottosviluppati, dove esiste ancora la fame.     I cittadini del mondo intero, tutti noi …………… aspettiamo ancora fiduciosi  il nuovo corso sui mercati finanziari dell’amministrazione OBAMA.

In cantiere ci sono tanti buoni propositi che speriamo cancelleranno vent’anni di Deregulation ( mercato senza regole )  nel trading dei derivati.  

Siamo alla svolta? Assisteremo a un’inversione clamorosa?  Le potenti lobby che dominano Wall Street permetteranno che vadano in porto le nuove regole?

Purtroppo, mentre il presidente OBAMA, con i suoi collaboratori, si adopera con ogni mezzo per portare  a termine quanto occorre per avere mercati trasparenti, le banche speculano per fare utili e non sono al servizio dell’economia reale.

Vale il detto latino di Tito Livio:   “ Mentre a Roma si discute Sagunto brucia “ ? A quanto pare, proprio così, dal settembre del 2008, dopo diciotto mesi dallo scoppio della crisi,  non è cambiato nulla.

L’economia rimane prigioniera di un gruppo di ingordi, cambierà? Speriamo.

 

Aprile  2010

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OBAMA  RISCRIVE  LE  REGOLE  DELLA  FINANZA,  L’EUROPA RIUSCIRA’ ……… ?

a   cura   di   Giulio   Ferraro

 

La tempesta finanziaria che ha travolto l’America, attraversando gli oceani è arrivata in tutti i continenti, anche in Europa e in Italia, con effetti economici devastanti, la finanza ha colpito l’economia reale, vera, l’economia delle nostre fabbriche dove si  produce, dove lavorano molti padri di famiglia.

In America il Presidente OBAMA democraticamente ha subito iniziato a interessare i due rami del parlamento per approvare una nuova legge, il cui principio ispiratore è “evitare il rischio sistemico “ ( evitare che la crisi di una banca provochi una crisi di tutto il sistema economico nazionale e internazionale), impedire che nel sistema bancario si accumulino nuovamente rischi eccessivi.

Il coraggio di sostenere la tesi che la recessione mondiale è stata causata da notevoli irresponsabilità della finanza di Wall Street e della politica di Washington e la forza di farsi promotore di nuove leggi, per riscrivere le regole del gioco della finanza sono e saranno le basi su cui costruire il futuro economico dei nostri figli e nipoti, il futuro della libertà e della democrazia dei comuni, semplici cittadini del mondo.

Ricordate il mio articolo scritto nel gennaio del 2009 “Chi sarà l’OBAMA italiano?“, un articolo che auspicava la presa di posizione  “  netta, chiara, dura  “  degli uomini  migliori della nostra società civile, per iniziare in Italia e in Europa il lavoro fatto dal Presidente OBAMA in America. Cosa è stato fatto? Mi sembra che tutto tace.

 

Vogliamo precisare, in sintesi, le nuove proposte di legge che il Presidente OBAMA vuole entrino in vigore al più presto:

A) La creazione di una nuova Authority per la protezione dei risparmiatori;

B) Aumento dei poteri della banca centrale Americana sulla finanza;

C) Divieto assoluto alle banche di attività speculative con fondi propri;

D) Istituire un nuovo “ CONSIGLIO DI VIGILANZA “  per scoprire in tempo i rischi sistemici formati da bolle speculative, con il potere di liquidare una banca  il momento in cui ravvisa rischi di essere troppo grande per fallire.

Tutti i costi  non saranno a carico del contribuente ma a carico degli azionisti;

E) Il trading dei titoli derivati dovrà avvenire attraverso “ terza parte “,  (non più contratti privati senza controlli);

F)  Saranno severamente  vietate le pratiche ingannevoli per l’erogazione dei mutui sulla casa ( origine della bolla immobiliare che ha causato la crisi );      

G) Aumento del prelievo fiscale dal 15 al 35% per le società che fanno gestioni patrimoniali.

   

L’Europa riuscirà a scrivere queste nuove regole?

    

     Maggio 2010                                                                             

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L’ossessione della  B C E  ( Banca Centrale Europea )

a cura di  Giulio  Ferraro

 

 

 

Quello che continua a dire, nelle ultime interviste rilasciate, il Presidente della BCE  J.C. Trichet: “ il nemico numero uno è sempre l’inflazione “,  mi  ricorda il famoso libro dal titolo  “ Il Dittatore Benevolo “ di  J.P. Fitoussi professore di economia e attuale consigliere economico del Presidente della Francia  N.  Sarkozy .

Chi è il dittatore benevolo? Per il grande e acuto economista la B C E .

- Perché definisce l’importante istituzione europea dittatoriale? Per il semplice motivo che ha un potere assoluto nel governo economico della nostra Europa. 

E’ un organo tecnico che non prende decisioni concordate con i governi europei eletti democraticamente dal popolo, combattere l’inflazione a tutti i costi è nello statuto previsto come compito prioritario.

In America la Banca Centrale oltre al compito affidato di vigilare sulla stabilità dei prezzi si adopera per la piena occupazione, la sua strategia è concordata con il governo, periodicamente deve dar conto del suo operato al congresso.

- Perché utilizza l’aggettivo benevolo? Sicuramente l’istituzione va alla ricerca del bene comune per tutte le popolazioni che fanno parte dell’Unione Europea, ma solo attraverso il perseguimento dell’efficienza economica, al riparo dai principi e esigenze della democrazia. Il suo operato è in buona fede, è benevolo ma i risultati della sua politica economica non hanno creato occupazione e benessere.

I vincoli di bilancio imposti ai paesi aderenti all’Euro porteranno a un lungo periodo di deflazione (diminuzione generale dei prezzi), faremo la fine, con questa politica economica, del Giappone negli anni 90 “ il famoso decennio perduto “.

A mio parere la BCE sottovaluta le tendenze depressive, condanna l’economia europea a un lungo, pericoloso periodo di ristagno (crescita zero).

La BCE è contro una politica monetaria espansiva, è ostaggio di un pensiero dominante nella Bundesbank della Germania,   chiamato “ Monetarista Ortodosso “ ( regolare l’offerta di moneta in modo rigido per combattere l’inflazione )

Con una disoccupazione alle stelle come si può preoccupare dell’inflazione, dovrebbe

creare moneta per evitare il rischio liquidità, promuovere investimenti.

Il vero nemico dell’Europa è la deflazione che deriva dalla debolezza della domanda che inevitabilmente provocherà una situazione di depressione economica.

Le consistenti manovre sui bilanci pubblici imposte dalla BCE , il senso di emergenza lanciato dai governi europei influirà in modo negativo sulla fiducia dei cittadini, con la conseguenza di abbassare la propensione al consumo, la produzione di beni e servizi subirà un forte calo causando ancora la chiusura delle fabbriche che licenzieranno i lavoratori, famiglie in difficoltà, sofferenze.

La connessione tra stabilità finanziaria e salute dell’economia ( cioè capacità di creare ricchezza per la popolazione ) è una condizione essenziale e indispensabile che occorre perseguire insieme, i due obbiettivi non possono essere disgiunti.

La vera e triste realtà che viviamo? Abbiamo in Europa un governo delle regole,

sicuramente non un governo delle scelte, un’Europa a sovranità limitata.

 

 

Giugno 2010

 

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